[...] La testa dolente iniziò a rilassarsi, le gambe tese per la guida iniziarono a rammollarsi, il sonno, pesante come un macigno sino ad allora, sembrò svanire nel nulla. Furono alcune delle sensazioni che Francesco avvertì quando, dopo tanti chilometri sotto la pioggia, giunse, in compagnia di Daniela, nel piazzale brecciato dell’agriturismo che aveva affittato per il fine settimana. Era identico alle foto visionate qualche giorno prima su internet, ma più bello.
Grandi emozioni, piccole sogni che si avveravano, tante voglie che si rincorrevano nella testa ma anche tanto stress: avevano viaggiato ininterrottamente per tre ore e una volta giunti nessuno si degnava di accoglierli; il casolare era talmente barricato che sembrava non gradire ospiti.
Daniela iniziò a fornire prove del suo disagio: ammutì, spinse il ciglio sinistro verso il basso e quello destro verso l’alto e si strinse il giubbino addosso. Francesco conosceva troppo bene Daniela per non percepirne i gesti di contrarietà, ma mantenette un atteggiamento positivo.
Il ragazzo scrutò dall’abitacolo il casolare spento in cerca di un lume di speranza. Era notte fonda, la pioggia cadeva sul vetro dell’auto con regolarità a grossi goccioloni. Nessuno si faceva vivo. Proseguirono l’attesa a bordo dell’auto, mantenendo il motore acceso. Pensieri iniziarono a rincorrersi nella mente dei due giovani; paura di aver mancato qualcosa, di essere giunti nel posto sbagliato o peggio ancora di essere arrivati troppo tardi.
Finalmente una luce, un portone verde si spalancò conseguentemente ed un movimento umano avanzò verso l’auto iniziando a sbracciarsi in segno di saluto.
Furono accolti da uno strabiliante personaggio che fungeva da referente dell’agriturismo: una donna magra, bionda, con occhi verdi e parlata strascicante; una dell’est insomma. Si presentò senza però che i due ospiti capissero il nome e li precedette subito dopo averli invitati a seguirla nel cammino verso la porta del loro appartamento. Iniziò a sciovinare miriadi di informazioni sulle caratteristiche dell’agriturismo, sugli orari, sulla colazione e sul luogo; il tutto nel tempo necessario a salire dieci scalini e percorrere un metro di pianerottolo. I due ragazzi annuivano con simpatica inerzia alle parole della signora e furono ancora più compiaciuti di averla incontrata appena iniziò a piagnucolare di soffrire il freddo italiano in quanto brasiliana. In realtà la signora utilizzò l’espediente della nazionalità per lenire il possibile disagio causato dal malfunzionamento dell’impianto di riscaldamento, ma ai due non sembrava importare più di tanto:
"Scusate, ma impianto riscaldamento non funziona, domani arriva elettricista per aggiustare"
"Non si preoccupi signora, non fa troppo freddo", fu la risposta di Daniela. I due volevano rimanere soli e rilassarsi dopo ore di viaggio e un po’ di freddo non avrebbe certo ostacolato il loro obiettivo di relax.
Chiusero la porta lasciando dapprincipio la signora al suo meritato riposo notturno e consegnandosi subitaneamente l’uno all’altra. Continua…
giovedì 29 ottobre 2009
mercoledì 28 ottobre 2009
Dolci ricordi che edulcorano l'amaro presente.
Torno volentieri nella pacatezza di pomeriggi di pioggia senza programmi né orari, senza limiti e coercizioni.
Stretto nel calore delle fiamme di un camino mai domo, posto nel cuore di una casa che scaccia le mie paure, allungo i minuti come fossero ore, e dopo ore, mi accorgo che c’è ancora tempo per non far nulla.
Immerso nei profumi di classico che gli stipi aperti emanano, di caffè sul fuoco, di lavanda dei panni, gioisco per il cane che sbadiglia o per il fuoco nel camino che riprende vita.
Torno volentieri a quei momenti e anche se il viaggio è solo virtuale, mi aiuta comunque a vivere meglio.
Stretto nel calore delle fiamme di un camino mai domo, posto nel cuore di una casa che scaccia le mie paure, allungo i minuti come fossero ore, e dopo ore, mi accorgo che c’è ancora tempo per non far nulla.
Immerso nei profumi di classico che gli stipi aperti emanano, di caffè sul fuoco, di lavanda dei panni, gioisco per il cane che sbadiglia o per il fuoco nel camino che riprende vita.
Torno volentieri a quei momenti e anche se il viaggio è solo virtuale, mi aiuta comunque a vivere meglio.
venerdì 25 settembre 2009
elucubrazione
Se a volte appaio come un mostro è perché devo guarire la mia salute mentale, che ultimamente latita ad essere tale.
Piango di notte, sciogliendo il trucco che al mattino dovrò ricomporre per foderare la mia bellezza troppo preziosa per essere regalata al mondo intero. Sono come un sole che, inquinato dalla terra cui dona luce, decide di spegnersi per non morire soffocato.
La solitudine è la mia migliore compagna in quanto non mi chiede in cambio amicizia. Stà bene da sola, proprio come me. Ed è per questo che, quando ci incontriamo, ci salutiamo.
Piango di notte, sciogliendo il trucco che al mattino dovrò ricomporre per foderare la mia bellezza troppo preziosa per essere regalata al mondo intero. Sono come un sole che, inquinato dalla terra cui dona luce, decide di spegnersi per non morire soffocato.
La solitudine è la mia migliore compagna in quanto non mi chiede in cambio amicizia. Stà bene da sola, proprio come me. Ed è per questo che, quando ci incontriamo, ci salutiamo.
venerdì 18 settembre 2009
Aforismi vettoriali
Odio dover curvare e imboccare una strada consigliata. Preferisco allungare e perder tempo piuttosto che raggiungere la destinazione attraverso un breve tragitto consigliato.
mercoledì 9 settembre 2009
Settembre
Settembre evoca dolci sensazioni di momenti passati, impressi indelebilmente nella mia testa disorganica: il profumo delle noccioline, i colori ed i rumori acciaiosi degli ingranaggi delle giostre, l’effluvio dolciastro del cantante e il riverbero della sua voce amplificato dalle casse, il freddo che punge le braccia lasciate nude per l’inerzia dell’estate che muore ed i maglioni, lasciati a riposo, che sbucano dall’armadio profumati di letizia.
Il mio paese è in festa durante la seconda settimana di settembre e con essa si celebra anche la fine delle vacanze. Con la cerimonia in omaggio a San Pancrazio, ormai collocata da anni il secondo sabato e la seconda domenica di settembre, gli scolari del mio paese, trascorrono le ultime due giornate di riposo estivo. Difatti, il lunedì successivo, dovranno tornare sui banchi di scuola e mettere fine alla vita di svago e sollievo vissuta nelle giornate torride di giugno e luglio ed agosto. Fino a qualche tempo fa, fin quando ero studente, vivevo questa transizione come una tragedia. Lasciare le abitudini, facilmente acquisite, di sollazzo totale per far posto all’impegno scolastico, provocava in me un forte scossone emotivo che mi conduceva ad un’affabile depressione post vacanza che svaniva, silente, nell’incedere dell’impegno scolastico. Oggi, che altri impegni assalgono il mio stato naturale prima e dopo i festivi, vivo le due giornate solenni come fossero la pausa di un film noioso, lo stop di un incrocio battuto e arrischiato, una bevuta d’acqua fresca dopo una corsa affannata. Non penso che finisca qualcosa di bello, piuttosto che si fermi qualcosa di brutto, che il mondo per un attimo si blocchi a guardare e salutare la processione che solca gli angoli del paese fino ai botti di fucile annuncianti il rientro del Santo in chiesa e a me, in quei frangenti, non può accadere nulla di brutto.
Il mio paese è in festa durante la seconda settimana di settembre e con essa si celebra anche la fine delle vacanze. Con la cerimonia in omaggio a San Pancrazio, ormai collocata da anni il secondo sabato e la seconda domenica di settembre, gli scolari del mio paese, trascorrono le ultime due giornate di riposo estivo. Difatti, il lunedì successivo, dovranno tornare sui banchi di scuola e mettere fine alla vita di svago e sollievo vissuta nelle giornate torride di giugno e luglio ed agosto. Fino a qualche tempo fa, fin quando ero studente, vivevo questa transizione come una tragedia. Lasciare le abitudini, facilmente acquisite, di sollazzo totale per far posto all’impegno scolastico, provocava in me un forte scossone emotivo che mi conduceva ad un’affabile depressione post vacanza che svaniva, silente, nell’incedere dell’impegno scolastico. Oggi, che altri impegni assalgono il mio stato naturale prima e dopo i festivi, vivo le due giornate solenni come fossero la pausa di un film noioso, lo stop di un incrocio battuto e arrischiato, una bevuta d’acqua fresca dopo una corsa affannata. Non penso che finisca qualcosa di bello, piuttosto che si fermi qualcosa di brutto, che il mondo per un attimo si blocchi a guardare e salutare la processione che solca gli angoli del paese fino ai botti di fucile annuncianti il rientro del Santo in chiesa e a me, in quei frangenti, non può accadere nulla di brutto.
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